martedì 29 luglio 2014

Tom Petty & the Heartbreakers Hypnotic Eye


Ciao ciao intellettuali sessantenni. Il rock & roll è canzoni, è riff di chitarre, è ballare, è picchiare di batteria. Se non vi piace il suono di Hypnotic Eye, aveste avuto all'epoca l'età di oggi non vi sarebbero piaciuti neanche i Led Zeppelin e i Mott The Hoople. Questo è rock & roll teso e senza compromessi, e chi se ne frega dei distinguo, delle evocazioni e dei confronti.
Un bel disco da suonare in auto, da suonare alla radio e da suonare in concerto. Un disco per chi ha voglia di divertirsi.



domenica 29 dicembre 2013

Bruce Springsteen High Hopes


Ecco il nuovo disco di Bruce Springsteen. Si intitola High Hopes, grandi speranze, ed è il quinto album rock del nuovo millenio, quindi se non contiamo We Shall Overcome (troppo bello per essere vero), Devil & Dust ed i due live. High Hopes il Boss non l'ha registrato per voi, fan segaioli che vi mettete in coda la sera prima dei concerti per entrare nel pit e che cantate tutta Born To Run parola per parola anticipando impercettibilmente il cantante mulinando il braccio nell'aria. Springsteen questo disco l'ha registrato per i ventenni che non prendono ancora il viagra, per entrare nelle classifiche di questo mondo divenuto ingrato, per quelli che comprano Lightning Bolt dei Pearl Jam e che da qualche parte in casa hanno anche Amy Winehouse.
Per cui non rompete le palle con The River, che è stato registrato 33 anni fa, né con il suo drumming elettronico ed i suoni pompati ed il muro del suono. È un bel disco. Oddio, magari senza grandi nuove canzoni, ma quelle è da un pezzo che il Boss le ha finite e chi gliene fa una colpa dovrebbe averne scritte qualche centinaio come lui e poi ne riparliamo. A me High Hopes piace. Soprattutto se suona sullo sfondo, sia pure a volume altissimo, o in auto, magari mentre sto chiacchierando. Mi piace che Springsteen non si pianga addosso come il nonno che andiamo a trovare all'ospizio, mi piace che ci dia dentro in High Hopes, in American Skin (mai suonata meglio), in Down In The Hole che già adoro, in This Is Your Sword, che richiama la sua passione per l'Irlanda e per i Pogues. Mi piace come sussurra con energia in Hunter Of Invisible Game, dove lascia uscire il teppista di Jack Of All Trades (quasi l'unica canzone ascoltabile del precedente Wrecking Ball). Mi piace che rievochi in modo nuovo le canzoni come se fossero delle persone, come fa con The Ghost Of Tom Joad che sposta dallo scaffale acustico di Nebraska a quello elettrico di Murder Incorporated (anche se bisogna ammettere che poteva sforzarsi un po' di più specie con la batteria e che la versione originale era da pelle d'oca, e l'assolo di moog di Roy fa un po' Keith Emerson). Bella The Wall e Dream Baby Dream infine è perfetta, all'altezza di qualsiasi cosa quest'uomo abbia cantato nella sua vita.
Springsteen oggi è questo, non è vintage è solo usato, ma un usato quattro stelle che ci da ancora dentro. È più Clash che Born To Run. Magari gli Stones il rock del duemila lo sapessero suonare così.
Lo tornerei anche a vedere in concerto, se mi promettesse di non fare neanche un solo brano del secolo scorso, neanche nei bis.

(© Silver Surfing - voi sapete chi...)

giudizio: ★★★★ it's only rock'n'roll, ma almeno lo è 

lunedì 9 aprile 2012

Jack Of All Trades



Volevo aspettare di scrivere di Wrecking Ball, il recente nuovo LP di Bruce Springsteen, dopo averlo ascoltato a lungo. Ma siccome non ho mai troppa voglia di ascoltarlo, tanto vale che ne parli ora. La prima cosa che voglio dire è che “è solo rock & roll”: che si parli di folk degli Appalachi o di un singolo a Top Of The Pops, è solo rock & roll. Non sono importanti le intenzioni, sono importanti i risultati. Non è importante quello che il musicista vuole realizzare, ma quello che effettivamente realizza. Una canzoncina può essere molto meglio di una poesia, se è effettivamente così. 

Wrecking Ball è un irato atto di ribellione di Bruce Springsteen - una superstar che potrebbe godersi la vita nel suo Eden personale che invece non può fare a meno di esporsi in prima persona per creare a sessant’anni un disco politico di canzoni di protesta in un momento in cui il sogno del suo Paese sembra definitivamente tradito. Questo è bello, e siamo tutti con lui. Ti abbracciamo Bruce, e abbracciamo il Jack Of All Trades che canti. Però questo disco non è Nebraska e non è Darkness On The Edge Of Town.

“Chi se lo aspettava un altro Darkness?” mi chiedete? 
Io me lo aspettavo, io lo volevo, perché questo è il Boss.

Il problema con Bruce è che sembra aver finito le canzoni. Non è questione di band, di arrangiamenti, di produttori, di suono. È questione di canzoni. Di quelle belle dell’album tre le avevamo già sentite, e le avevamo già sentite perché Bruce le aveva già pubblicate. 
Wrecking Ball è bella, era già uscita su singolo con la band, ed a me piaceva di più che questa con la “big band folk dal suono attuale”. Era la canzone che la E Street Band ha eseguito in occasione dell’addio al Giant Stadium nel New Jersey, lo stadio dei Giants. 
Land Of Hope And Dreams ed American Land sono classici del live show con la E Street Band. Infatti c’è l’ultimo assolo di sax di Clarence “Big Man” Clemons. 
Niente di male che tre canzoni, se sono così buone, abbiano trovato un posto in un album tutto loro (a partire dal titolo). Il problema sono le altre canzoni, che ricordano tanto i miei temini delle scuole medie quando non avevo un accidenti da scrivere e non lesinavo in superlativi nel tentativo di colmare il vuoto. Allo stesso modo gli arrangiamenti (moderni) di WB sono spesso sopra le righe, per truccare canzoni un po’ povere. 
Alcune, come il singolo radiofonico (si fa per dire) We Take Care Of Our Own, proprio non le posso sentire. Alcune, come Rocky Ground (bellino il rap di Michelle Moore) o We Are ALive o Swallowed Up In The Belly Of The Whale sono buone. Specialmente We Are Alive. 

Poi, fra tutte, c’è una canzone, una sola, che è un capolavoro, un seven-eleven, una di quelle canzoni memorabili che scrive il Boss. È un lento di sei minuti, si intitola Jack Of All Trades, che vuol dire il tuttofare, e canta di un american hero, un common man, un blue collar, un uomo che ha perso il lavoro e trova dentro di sé la forza, la dignità, il coraggio di restare in piedi, di confermare il proprio ruolo, di far coraggio alla propria famiglia, alle persone che ama e che credono in lui. Un uomo che cerca il coraggio di tranquillizzare una famiglia con parole come “martellerò i chiodi, sistemerò le pietre, raccoglierò i tuoi raccolti quando saranno cresciuti e maturi, aggiusterò quel motore e lo farò ripartire perché so fare di tutto e tutto andrà per il meglio, so fare di tutto e noi staremo bene…”

Ma aspettate, perché questa non è neppure la metà. Perché questo common man a cui nella canzone va tutta la nostra solidarietà, il nostro amore, questo uomo mite e coraggioso alla fine della canzone alza la testa e dopo aver sottolineato che “il banchiere ingrassa mentre il lavoratore stringe la cinghia, è già successo prima e succederà ancora, scommetteranno la tua vita”, dopo averlo fatto avvisa “se avessi una pistola cercherei i bastardi e gli sparerei a vista, perché so fare di tutto…” 

E un brivido corre lungo la schiena. 




giovedì 22 settembre 2011

1970s


Nei primi anni settanta si respirava un'aria post-hippye, post-figli dei fiori che è difficile raccontare a chi non li ha vissuti. Erano gli anni in cui i giovani occidentali andavano a cercar sé stessi in India, magari compiendo l'intero viaggio su una 2CV. Erano gli anni in cui eravamo consapevoli di essere una generazione "diversa" e in cui eravamo sicuri che il mondo stesse cambiando.
Ci sono alcune copertine (non mi riferisco necessariamente alla musica, ma proprio alle copertine) che nella mia opinione centrano molto quell'atmosfera early seventies - dopo la summer of love delle copertine di Jimi Hendrix e Cream e prima della new wave.





lunedì 18 luglio 2011

giovedì 13 gennaio 2011

Winter


“Good mornin' 'lil school girl,
good mornin' 'lil school girl
Can I go home with, can I go home with,
can I go home with you?
Tell your mother and your father,
Johnny little school boy too”


lunedì 15 novembre 2010